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Meditaciones diarias

¿Qué significa vivir verdaderamente la Pascua, el «espíritu pascual»? pregunta necesaria, porque para el cristiano existe el riesgo de la «idealización» y de olvidar que «nuestra fe es concreta». En la primera misa celebrada en Santa Marta después de las festividades pascuales, durante la mañana del lunes 24 de abril, el Papa Francisco marcó el recorrido a seguir: «ir por los caminos del Espíritu, sin compromisos», testimoniando con valor y franqueza la verdad.

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Cada cristiano debería dedicar un día a la «memoria» para releer la propia historia personal insiriéndola en la historia de un pueblo: «yo no estoy solo, soy un pueblo», un «pueblo soñado por Dios». Es la invitación hecha por el Papa Francisco durante la misa celebrada en Santa Marta el jueves 6 de abril.

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Hacerse «la señal de la cruz» de forma distraída u ostentar «el símbolo de los cristianos» como si fuera «distintivo de un equipo» o «un ornamento», quizá con «piedras preciosas, joyas y oro» no tiene nada que ver con «el misterio» de Cristo. Tanto que el Papa Francisco sugirió un examen de conciencia precisamente sobre la cruz, para verificar como cada uno de nosotros lleva en la cotidianidad el único verdadero «instrumento de salvación». Estas son las líneas de reflexión que el Pontífice propuso en la misa celebrada el martes por la mañana, 4 de abril, en Santa Marta.

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«El sueño y las desilusiones de Dios»: fue precisamente el Papa Francisco quien sugirió el título para la meditación propuesta en la misa celebrada el jueves por la mañana, 30 de marzo, en Santa Marta: «El pasaje del libro del Éxodo que hemos oído, que hemos escuchado —dijo al inicio de la homilía haciendo referencia a la primera lectura (32, 7-14)— podemos llamarlo, por darle un título: “el sueño y las desilusiones de Dios”». Porque, explicó, «Dios ha soñado y al final queda decepcionado».

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C’è un peccato che «paralizza» il cuore dell’uomo, lo fa «vivere nella tristezza» e gli fa «dimenticare la gioia». Si tratta dell’«accidia», quell’atteggiamento che porta le persone a essere come alberi dalle «radici secche» e a «non avere voglia di andare avanti». Per costoro la parola di Gesù è come una scossa: «Alzati!», prendi in mano la tua vita e «vai avanti!». Sono le parole che il Papa ha ripetuto nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta nella mattina di martedì 28 marzo.

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Fra le tante giornate speciali che si celebrano per i più svariati motivi, sarebbe utile dedicare una «giornata per ascoltare». Immersi come siamo nella «confusione», nelle parole, nella fretta, nel nostro egoismo, nella «mondanità», rischiamo infatti di rimanere «sordi alla parola di Dio», di far «indurire» il nostro cuore, e di «perdere la fedeltà» al Signore. Occorre «fermarsi» e «ascoltare».

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Bisogna chiedere a Dio «la grazia della vergogna», perché «è una grande grazia vergognarsi dei propri peccati e così ricevere il perdono e la generosità di darlo agli altri». È l’invito rivolto da Papa Francesco ai partecipanti alla messa celebrata stamane, martedì 21 marzo, a Santa Marta.

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Nella solennità liturgica di san Giuseppe — quest’anno posticipata di un giorno per la concomitanza con la terza domenica di Quaresima — Papa Francesco ha celebrato la messa a Santa Marta, lunedì 20 marzo, soffermandosi proprio sulla figura del santo patrono della Chiesa universale. In lui il Pontefice ha indicato il modello di «uomo giusto», di «uomo capace di sognare», di «custodire» e «portare avanti» il «sogno di Dio» sull’uomo. Per questo lo ha proposto come esempio per tutti e in particolar modo per i giovani, ai quali Giuseppe insegna a non perdere mai «la capacità di sognare, di rischiare» e di assumersi «compiti difficili».

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I senzatetto, i nuovi poveri senza soldi per l’affitto, i disoccupati e i bambini che chiedono l’elemosina — guardati male perché appartengono a “quell’etnia che ruba” — sembrano ormai far parte del “panorama della città”. Proprio “come una statua, la fermata del bus, l’ufficio della posta”. E vengono trattati con la stessa indifferenza, come se non esistessero, come se la loro situazione fosse persino “normale” e non arrivi a toccare il cuore. Ma così si scivola “dal peccato alla corruzione” a cui non c’è rimedio, ha messo in guardia Papa Francesco nella messa celebrata a Santa Marta giovedì mattina, 16 marzo. Insomma, ha insistito il Pontefice, è come quando pensiamo di cavarcela con “un’Avemaria e un Padrenostro”, continuando poi “a vivere come se niente fosse”, vedendo in tv e sui giornali bambini uccisi da una bomba sganciata su un ospedale o una scuola.

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En la fiesta litúrgica de los santos Cirilo y Metodio, «buenos heraldos del Evangelio» que «arriesgaron todo» e «hicieron más fuerte a Europa», el Papa Francisco se detuvo a reflexionar sobre «misionariedad de la Iglesia» y sobre las características que debe tener quien es «invitado a proclamar la Palabra de Dios». Lo hizo durante la misa celebrada en la capilla Santa Marta el 14 de febrero.

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Per un missionario speciale, che mercoledì partirà alla volta dell’oriente, Papa Francesco ha voluto offrire la messa celebrata lunedì mattina, 13 febbraio, nella cappella di Santa Marta. «Un pensiero di famiglia» ha sottolineato il Pontefice, perché il missionario è padre Adolfo Nicolás Pachón, già preposito generale della Compagnia di Gesù. «Che il Signore retribuisca tutto il bene fatto e lo accompagni nella nuova missione: grazie, padre Nicolás» ha detto Francesco rivolgendosi al religioso che ha concelebrato con lui.

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