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Homilias

Jesús entra en Jerusalén. La liturgia nos invitó a hacernos partícipes y tomar parte de la alegría y fiesta del pueblo que es capaz de gritar y alabar a su Señor; alegría que se empaña y deja un sabor amargo y doloroso al terminar de escuchar el relato de la Pasión. Pareciera que en esta celebración se entrecruzan historias de alegría y sufrimiento, de errores y aciertos que forman parte de nuestro vivir cotidiano como discípulos, ya que logra desnudar los sentimientos contradictorios que también hoy, hombres y mujeres de este tiempo, solemos tener: capaces de amar mucho... y también de odiar ―y mucho―; capaces de entregas valerosas y también de saber «lavarnos las manos» en el momento oportuno; capaces de fidelidades pero también de grandes abandonos y traiciones.

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Fratelli e figli carissimi,

ci farà bene riflettere attentamente a quale alta responsabilità ecclesiale vengono promossi questi nostri fratelli. Il Signore nostro Gesù Cristo inviato dal Padre a redimere gli uomini mandò a sua volta nel mondo i dodici apostoli, perché pieni della potenza dello Spirito Santo annunziassero il Vangelo a tutti i popoli e riunendoli sotto un unico pastore, li santificassero e li guidassero alla salvezza.

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Dalle Letture bibliche che abbiamo ascoltato vorrei cogliere tre parole: preghiera, piccolezza, sapienza.

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Incontro con i bambini

Bambino:

Papa Francesco, questi sono dei regali per te. Sono delle lettere, un cappello con scritto: “Ti aspettavamo con gioia. I bambini della parrocchia di San Gelasio I, Papa”.

Papa Francesco:

Vieni!... Lui dice che mi aspettavano con gioia. Non è vero! Mi aspettavate con pioggia! [ride, ridono]

Amelia:

Ciao, Papa Francesco. Io sono Amelia e faccio parte del gruppo della catechesi del terzo anno, che quest’anno fa la Prima Comunione. Noi ogni domenica animiamo la Messa delle 10 con i bambini che comunque ne fanno sempre parte, leggendo la preghiera dei fedeli, facendo l’offertorio e a volte anche cantando nel coro. Noi ti stavamo aspettando con gioia e siamo contentissimi che tu sia qui. Le persone che vedi in questo campo sono i catechisti, i bambini della catechesi, le famiglie, gli animatori e i ragazzi del coro. Noi facciamo la catechesi per imparare a conoscere meglio Gesù e a imparare dal suo esempio.

Papa Francesco:

Grazie, grazie! Sei stata brava.

Luca:

Ciao, Papa Francesco. Mi chiamo Luca, faccio parte del secondo anno di catechesi per la Comunione. In questo parco dove ci troviamo è l’oratorio: qui ci divertiamo tantissimo facendo tornei e un sacco di giochi organizzati dalla Chiesa. Poi partecipiamo alle Messe, ai centri estivi, alle feste di carnevale di cui l’ultima è stata la più divertente di tutte, in cui abbiamo cantato, ballato e suonato con tutti i vari vestiti che erano bellissimi.

Papa Francesco:

Ah, che bello!

Luca:

Stiamo diventando quindi come una grandissima famiglia e ci vogliamo tanto bene.

Papa Francesco:

Grazie, grazie, bravo!

Giorgia:

Ciao, Papa Francesco. Io sono Giorgia. Come ti hanno detto i bambini, noi siamo contentissimi di averLa qui. Io faccio parte degli “aiuto catechisti”. Noi nel nostro piccolo facciamo il nostro servizio per aiutare la Chiesa perché – come ha detto Lei – noi giovani siamo la primavera; e quindi noi appunto vorremmo esserlo per davvero, comunque, nel nostro piccolo, aiutando con l’animazione della Messa per i più piccoli e poi il catechismo, le feste... un po’ tutto. Vorremmo lasciare un segno come altre persone hanno fatto con noi. E qui lascio la parola a lui.

Papa Francesco:

Grazie!

Matteo:

Ciao, Papa Francesco. Sono Matteo, un ragazzo del quartiere di Rebibbia. Mi piace tanto giocare a calcio e lo gioco in tanti campi; ma quando gioco in questo campo, mi sento a casa mia. In questo oratorio, mi sento voluto bene: mi hanno proposto di diventare un animatore dell’oratorio per far giocare i ragazzi più piccoli. Sono contento di questa proposta e mi impegnerò per farlo. Sappiamo che anche a Lei piace tanto il calcio e vorrei chiederLe se mi può firmare il pallone.

Papa Francesco:

Sì! Portalo...

Ma io ho una domanda da farvi: a che ora siete arrivati qui? Da che ora state aspettando qui? [rispondono: due ore, dalle due ...] Dalle due? E sono le quattro! Ma vi siete bagnati tutti!... Grazie! Grazie della pazienza. Siete bravi! E un applauso a tutti voi. Grazie.

E sentite questo: la vita assomiglia un po’ a questo pomeriggio, perché a volte c’è il sole, ma a volte vengono le nuvole, viene la pioggia e viene il tempo brutto. Sappiate che nella vita ci sono tempi belli e tempi brutti. Cosa deve fare un cristiano? Andare avanti con coraggio, nei tempi belli e nei tempi brutti. Capito? Ci saranno delle tempeste, nella vita... Avanti! Gesù ci guida. Ci saranno giornate luminose... Avanti! Gesù ci guida. Così, come deve fare un cristiano? Andare... [rispondono: “Avanti!!] Io non sento bene... [gridano: “Avanti!”] Avanti. Nei tempi...? Prima i brutti: in tempi... [rispondono: “brutti”] e in tempi... [rispondono: “belli”]. Tutti insieme diciamo la cosa: andare avanti in tempi brutti e in tempi belli. Voi soli, dai: [“Andare avanti nei tempi brutti e nei tempi belli”] Grazie. E chi ci accompagna? [rispondono: “Gesù!”] Chi? [rispondono: “Gesù”] Ma Gesù soltanto nei tempi belli... [rispondono: “No!”] Anche nei tempi brutti c’è Gesù? [rispondono: “Sì!”] Sicuro? [rispondono: “Sì!”] E cosa dobbiamo fare noi, nei tempi brutti, quelli che ci fanno soffrire, cosa dobbiamo prendere in mano? La mano di... [rispondono: “di Gesù!”], perché Gesù ci porti per mano avanti. Ognuno pensi – ma non dica nulla, non dire nulla –: “Io mi lascio portare per mano da Gesù?”. Ognuno risponda nel suo cuore. “Io mi lascio portare per mano da Gesù?”. “Eh, a volte no, Padre, perché faccio cose non tanto belle o mi annoio...”. Ma sempre Gesù è con noi! E se io faccio uno sbaglio nella vita, Gesù se ne va? [rispondono: “No!”] Non capisco... [gridano: “No!”] Rimane? [rispondono: “Sì!”] E rimane contento? [rispondono: “Sì... no...”] Se io faccio uno sbaglio, rimane contento? [rispondono: “No!”] No! E’ rattristato, ma non se ne va. Ci accompagna sempre. Ricordate questo: nei momenti più brutti, pure, nei momenti in cui noi facciamo le cose più brutte, Gesù rimane lì perché ci vuole tanto bene. Capito? [rispondono: “Sì!”] Chi è accanto a noi nelle cose belle? [rispondono: “Gesù!”] E nelle cose brutte? [rispondono: “Gesù!”] E non se ne va... [rispondono: “Mai!”] Non si annoia? [rispondono: “No!”] Siamo noi, ad annoiarci, eh? Grazie. Il Signore vi benedica. Grazie. E pregate per me! Grazie.

Incontro con anziani e malati

Vorrei ringraziarvi per quello che fate per il mondo e per quello che fate per la Chiesa. Forse a qualcuno di voi viene in mente di fare la domanda: “Ma cosa faccio io per il mondo? Io non vado alle Nazioni Unite, non vado alle riunioni... sono qui, a casa... Cosa faccio per la Chiesa? La Chiesa, è lei che fa per me...”. Forse pensate così. No. Questa testimonianza, ognuno con la fede, con il volere bene alla gente, facendo buoni auguri agli altri, è come conservare il fuoco. Voi siete la brace, la brace del mondo sotto le ceneri: sotto le difficoltà, sotto le guerre ci sono questi braci, braci di fede, braci di speranza, braci di gioia nascosta. Per favore, conservate le braci, quelle che avete nel cuore, con la vostra testimonianza. Ci siano i problemi che ci sono, ci siano i problemi che verranno, ma quell’essere consapevoli che io ho una missione, nel mondo e nella Chiesa: portare avanti quel fuoco nascosto, il fuoco di una vita. Perché la vostra vita non è stata inutile: è stata fuoco, fuoco, ha dato calore, ha fatto tante cose. Ma il fuoco alla fine si spegne e rimangono le braci. Non dimenticatevi di questo: voi siete le braci del mondo, le braci della Chiesa per tenere acceso il fuoco.

E parlate con i giovani, per favore: ascoltate i giovani. Loro ne hanno bisogno! Non rimproverate i giovani, no, no. Lasciateli parlare, domandate tante cose che vi vengono in mente, perché non è facile capire i giovani. Ma parlate con loro. Hanno bisogno della vostra esperienza, hanno bisogno di quel fuoco nascosto che è nelle vostre braci. Capito? Non dimenticate: io sono brace di Gesù, brace della storia, brace del mondo, brace della Chiesa. Siete le braci, sotto le ceneri. Grazie tante, e pregate per me, che ne ho bisogno!

Adesso vi darò la benedizione: che il Signore Gesù vi benedica tanto, che il Padre vi benedica e che lo Spirito venga nel cuore vostro a mantenere queste braci.

[Benedizione]

E non dimenticate tre cose: voi siete brace; secondo: parlare con i giovani; e pregare per il Papa. Le tre cose. Grazie, a dopo.

[mentre esce]

Quali erano le tre cose? Prima... [rispondono: “La brace”]. Seconda... [rispondono: “Parlare con i giovani”]. La terza? [rispondono: “Pregare per il Papa... Se il Papa prega per noi!”] Ma, pregare... a favore o contro il Papa? [ride, ridono]... [rispondono: “A favore!”] Quello che lei dice è vero: il Papa pregherà per voi!

Incontro con i poveri

Papa Francesco:

Grazie tante di essere venuti!

[rispondono]

Grazie a te!

Papa Francesco:

E tanti bambini, tanti ragazzi: questo è bello! E’ bello trovare la vita nuova che viene, e aiutarla a crescere. Questo è un lavoro che noi facciamo tutti insieme: aiutare a crescere, la vita nuova che è il futuro, il nostro futuro, e curarla bene. Curare la vita. Questa parola dobbiamo impararla bene. La vita va curata, non va scartata. “Eh, Lei sa che io ho una zia, uno zio che è molto ammalato, è lì, ma che si arrangi da solo...”. No, questo non si fa, questo è scartare. La vita non va scartata, mai, mai, mai. Va curata. E quello che tutti voi fate è curare la vita: la vita piccola, la vita grande, la vita di mezza età... curare la vita. Oso anche dire una parola: accarezzare la vita. E’ tanto bello accarezzare la vita, perché la vita è sempre un dono di Dio, sempre, sempre. E quando si trascura il rispetto della vita, e quando si trascura la cura della vita, quella civiltà viene meno, lentamente... E oggi vediamo quanti e quanti popoli non hanno cura della vita, trascurano la vita... “Ma i bambini ingombrano, meglio che non vengano, li facciamo fuori... E gli anziani ingombrano: quelli li lasciamo da parte e che si arrangino come possono”. No, questo no. Perché il futuro di un Paese, il futuro di una cultura, il futuro di una famiglia è nella vita. “Oh, Padre, noi abbiamo un altro futuro, abbiamo tanti soldi e abbiamo i conti nelle banche...”. Ma questo non serve a nulla. Se tu non curi la vita, questi soldi non servono a nulla. Io ho conosciuto un signore che era avaro, molto avaro, e non aveva figli. La moglie era una vittima di lui... Ma era avaro al punto che il medico gli aveva detto – aveva la mamma malata – di dare alla mamma uno yogurt a una certa ora; e lui gliene dava metà per risparmiare l’altra metà! E aveva tanti soldi, tanti soldi... Cosa ha lasciato quell’uomo? La beffa della gente. Perché? Perché dopo il suo funerale, voi sapete qual era il commento della gente? “Mah, è stato un bel funerale, ma il problema è stato quando hanno voluto chiudere la bara” – “Perché?” – “Perché non riuscivano a chiuderla” – “Perché?” – “Perché voleva portarsi tutto con sé!”. Non si porta nulla! Quell’uomo non curava la vita: aveva soltanto interesse nei soldi, nei propri affari... No, curare la vita, accarezzare la vita. Ci sono ricchi, c’è gente meno ricca, ci sono poveri, ci sono persone nel bisogno, c’è gente che ha bisogno di medicine... Ma sempre bisogna curare la vita. La vita è la cosa principale, perché è una cosa che non si può fare in laboratorio: la dà Dio, la conserva Dio. Sì, i laboratori ci aiuteranno con le medicine a conservare la vita, ma la vita è un dono di Dio.

E grazie, perché quello che voi fate è custodire la vita, far crescere la vita. Curare la vita. Grazie di questo, grazie tante. E pregate per me.

E adesso, ognuno in silenzio, chieda al Signore quello di cui ha più bisogno, per sé e per le persone che sono con lui o con lei, qui dentro. E pregate anche per me. E che il Signore vi benedica, voi tutti. Grazie.

[il parroco o un responsabile della parrocchia]

Santo Padre, loro La ringraziano in maniera particolare per gli aiuti che ricevono dall’Elemosineria apostolica. Quindi, grazie. Diciamolo: grazie!

Omelia durante la Concelebrazione Eucaristica

Gesù si fa vedere agli Apostoli come è in Cielo: glorioso, luminoso, trionfante, vincitore. E questo lo fa per prepararli a sopportare la Passione, lo scandalo della croce, perché loro non potevano capire che Gesù sarebbe morto come un criminale, non potevano capirlo. Loro pensavano che Gesù fosse un liberatore, ma come sono i liberatori terreni, quelli che vincono in battaglia, quelli che sono sempre trionfanti. E la strada di Gesù è un’altra: Gesù trionfa tramite l’umiliazione, l’umiliazione della croce. Ma siccome questo sarebbe stata uno scandalo per loro, Gesù fa loro vedere cosa viene dopo, cosa c’è dopo la croce, cosa ci aspetta, tutti noi. Questa gloria e questo Cielo. E questo è molto bello! E’ molto bello perché Gesù – e questo sentitelo bene – ci prepara sempre alla prova. In un modo o in un altro, ma questo è il messaggio: ci prepara sempre. Ci dà la forza per andare avanti nei momenti di prova e vincerli con la sua forza. Gesù non ci lascia soli nelle prove della vita: sempre ci prepara, ci aiuta, come ha preparato questi [i discepoli], con la visione della sua gloria. E così loro poi ricordarono questo [momento] per sopportare il peso dell’umiliazione. Questa è la prima cosa che ci insegna la Chiesa: Gesù ci prepara sempre alle prove e nelle prove è con noi, non ci lascia soli. Mai.

La seconda cosa possiamo coglierla dalle parole di Dio: «Questi è il Figlio mio, l’amato. Ascoltatelo!». Questo è il messaggio che il Padre dà agli Apostoli. Il messaggio di Gesù è prepararli facendo loro vedere la sua gloria; il messaggio del Padre è: “Ascoltatelo”. Non c’è momento della vita che non possa essere vissuto pienamente ascoltando Gesù. Nei momenti belli, fermarci e ascoltare Gesù; nei momenti brutti, fermarci e ascoltare Gesù. Questa è la strada. Lui ci dirà cosa dobbiamo fare. Sempre.

E andiamo avanti in questa Quaresima con queste due cose: nelle prove, ricordare la gloria di Gesù, cioè quello che ci aspetta; che Gesù è presente sempre, con quella gloria per darci forza. E durante tutta la vita, ascoltare Gesù, cosa ci dice Gesù: nel Vangelo, nella liturgia, sempre ci parla; oppure nel cuore.

Nella vita quotidiana forse avremo problemi, o avremo da risolvere tante cose. Facciamoci questa domanda: cosa mi dice Gesù oggi? E cerchiamo di ascoltare la voce di Gesù, l’ispirazione da dentro. E così seguiamo il consiglio del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato. Ascoltatelo!». Sarà la Madonna a darti il secondo consiglio, a Cana di Galilea, quando c’è il miracolo dell’acqua [trasformata] in vino. Cosa dice la Madonna? “Fate quello che Lui vi dirà”. Ascoltare Gesù e fare quello che Lui dice: questa è la strada sicura. Andare avanti con il ricordo della gloria di Gesù, con questo consiglio: ascoltare Gesù e fare quello che Lui ci dice.

Saluto finale

Sto pensando una cosa: aprire una parrocchia al Polo Nord, e voi che avete sentito tanto freddo, potete andare lì a fare la parrocchia... che ne dite? Vi piace?

Grazie, grazie per essere rimasti qui, al freddo. Grazie tante per essere venuti. Grazie per la vostra accoglienza e per la vostra bontà. Il Signore vi benedica tanto. E io vorrei darvi la benedizione adesso. Preghiamo gli uni per gli altri, per tutte le famiglie della parrocchia, per i sacerdoti, per tutti quelli che lavorano qui e tutti i fedeli e i non fedeli.

[Benedizione]

E per favore, vi chiedo di pregare per me, non dimenticatevi. Grazie! Grazie!
Cuarenta días después de Navidad celebramos al Señor que, entrando en el templo, va al encuentro de su pueblo. En el Oriente cristiano, a esta fiesta se la llama precisamente la «Fiesta del encuentro»: es el encuentro entre el Niño Dios, que trae novedad, y la humanidad que espera, representada por los ancianos en el templo.

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La lettura tratta dal libro dell’Esodo ci parla di Mosè e di Maria, fratello e sorella, che innalzano un inno di lode a Dio sulle rive del Mar Rosso, insieme alla comunità che Dio ha liberato dall’Egitto. Cantano la loro gioia perché in quelle acque Dio li ha salvati da un nemico che si proponeva di distruggerli. Mosè stesso, in precedenza, era stato salvato dalle acque e sua sorella aveva assistito all’evento. Il Faraone aveva infatti ordinato: «Gettate nel Nilo ogni figlio maschio che nascerà» (Es 1,22). Avendo invece trovato il cesto con dentro il bambino tra i giunchi del Nilo, la figlia del Faraone lo aveva chiamato Mosè, perché diceva: «Io l’ho tratto dalle acque!» (Es 2,10). La storia del salvataggio di Mosè dalle acque prefigura così un salvataggio più grande, quello dell’intero popolo, che Dio avrebbe fatto passare attraverso le acque del Mar Rosso, riversandole poi sui nemici.

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«Levántate y vete a Nínive, la gran ciudad, y predícales el mensaje que te digo» (Jon 3,2). Con estas palabras, el Señor se dirigía a Jonás poniéndolo en movimiento hacia esa gran ciudad que estaba a punto de ser destruida por sus muchos males. También vemos a Jesús en el Evangelio de camino hacia Galilea para predicar su buena noticia (cf. Mc 1,14). Ambas lecturas nos revelan a Dios en movimiento de cara a las ciudades de ayer y de hoy. El Señor se pone en camino: va a Nínive, a Galilea... a Lima, a Trujillo, a Puerto Maldonado... aquí viene el Señor. Se pone en movimiento para entrar en nuestra historia personal y concreta. Lo hemos celebrado hace poco: es el Emmanuel, el Dios que quiere estar siempre con nosotros. Sí, aquí en Lima, o en donde estés viviendo, en la vida cotidiana del trabajo rutinario, en la educación esperanzadora de los hijos, entre tus anhelos y desvelos; en la intimidad del hogar y en el ruido ensordecedor de nuestras calles. Es allí, en medio de los caminos polvorientos de la historia, donde el Señor viene a tu encuentro.

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«Mari, Mari» (Buenos días)

«Küme tünngün ta niemün» (La paz esté con ustedes) (Lc 24,36).

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«Al ver a la multitud» (Mt 5,1). En estas primeras palabras del Evangelio que acabamos de escuchar encontramos la actitud con la que Jesús quiere salir a nuestro encuentro, la misma actitud con la que Dios siempre ha sorprendido a su pueblo (cf. Ex 3,7). La primera actitud de Jesús es ver, es mirar el rostro de los suyos. Esos rostros ponen en movimiento el amor visceral de Dios. No fueron ideas o conceptos los que movieron a Jesús... son los rostros, son las personas; es la vida que clama a la Vida que el Padre nos quiere transmitir.

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Este año he querido celebrar la Jornada Mundial del Migrante y del Refugiado con una Misa a la que estáis invitados especialmente vosotros, migrantes, refugiados y solicitantes de asilo. Algunos acabáis de llegar a Italia, otros lleváis muchos años viviendo y trabajando aquí, y otros constituís las llamadas “segundas generaciones”.

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Son tres los gestos de los Magos que guían nuestro viaje al encuentro del Señor, que hoy se nos manifiesta como luz y salvación para todos los pueblos. Los Reyes Magos ven la estrella, caminan y ofrecen regalos.

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