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Discursos

Il profeta Ezechiele, con un’immagine eloquente, descrive Dio come Pastore che raduna le sue pecore disperse. Esse si erano separate le une dalle altre «nei giorni nuvolosi e di caligine» (Ez 34,12). Il Signore sembra così rivolgerci stasera, tramite il profeta, un duplice messaggio. In primo luogo un messaggio di unità: Dio, in quanto Pastore, vuole l’unità nel suo popolo e desidera che soprattutto i Pastori si spendano per questo. In secondo luogo, ci viene detto il motivo delle divisioni del gregge: nei giorni di nuvole e di caligine, abbiamo perso di vista il fratello che ci stava accanto, siamo diventati incapaci di riconoscerci e di rallegrarci dei nostri rispettivi doni e della grazia ricevuta. Questo è accaduto perché si sono addensate, attorno a noi, la caligine dell’incomprensione e del sospetto e, sopra di noi, le nuvole scure dei dissensi e delle controversie, formatesi spesso per ragioni storiche e culturali e non solo per motivi teologici.

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Cari fratelli e sorelle,

Cari membri della Confederazione Europea e dell’Unione Mondiale degli Ex Alunni e Alunne dei Gesuiti,

Sono lieto di ricevervi oggi nel corso della vostra conferenza sulla migrazione e sulla crisi dei rifugiati. E’ la crisi umanitaria più grande, dopo la seconda guerra mondiale. Diplomati nelle scuole dei Gesuiti, siete venuti a Roma come “uomini e donne per gli altri”, in particolare – questa volta – per studiare le radici della migrazione forzata, per considerare la vostra responsabilità in rapporto all’attuale situazione e per essere inviati come promotori di cambiamento nelle vostre comunità d’origine.

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Cari Fratelli, buongiorno!

Siete quasi alla fine di queste feconde giornate trascorse a Roma per approfondire la ricchezza del mistero al quale Dio vi ha chiamati come Vescovi della Chiesa. Saluto con gratitudine la Congregazione dei Vescovi e la Congregazione per le Chiese Orientali. Saluto il Cardinale Ouellet e lo ringrazio per le sue cortesi parole, fraterne parole . Nelle persone del Cardinale Ouellet e del Cardinale Sandri vorrei ringraziare per il generoso lavoro svolto per la nomina dei Vescovi e per l’impegno della preparazione di questa settimana. Sono lieto di accogliervi e di poter condividere con voi alcuni pensieri che vengono al cuore del Successore di Pietro quando vedo davanti a me coloro che sono stati “pescati” dal cuore di Dio per guidare il suo Popolo Santo.

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Cari amici,

sono lieto di incontrarvi in occasione della Settimana Biblica Nazionale, organizzata dall’Associazione Biblica Italiana. Ringrazio il Presidente per le sue cortesi parole e rivolgo un cordiale saluto a tutti i presenti, in particolare al Cardinale Bassetti, al Cardinale Betori e al Cardinale Ravasi.

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Queridos hermanos:

El seminario de actualización para los obispos nombrados recientemente, promovido por la Congregación para la evangelización de los pueblos, me ofrece la grata ocasión de encontrarme con vosotros y saludaros uno por uno. Agradezco al cardenal Fernando Filoni sus palabras y todo el trabajo que realiza con los colaboradores del dicasterio.

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Cari Padri Abati,

Care Sorelle,

con gioia do il mio benvenuto a tutti voi. Saluto l’Abate Primate Dom Notker Wolf, che ringrazio per le sue cortesi parole e soprattutto per il prezioso servizio svolto in questi anni. Dopo sedici anni di girare, penso: chi lo ferma quest’uomo? Il vostro Congresso Internazionale, che vi vede periodicamente riuniti a Roma per riflettere sul carisma monastico ricevuto da San Benedetto e su come rimanere ad esso fedeli in un mondo che cambia, riveste in questa circostanza un significato particolare nel contesto del Giubileo della Misericordia. È lo stesso Cristo che ci invita ad essere «misericordiosi come è misericordioso il Padre» (Lc 6,36); e voi siete testimoni privilegiati di questo “come”, di questo “modo” di operare misericordioso di Dio. Difatti, se è soltanto nella contemplazione di Gesù Cristo che si coglie il volto della misericordia del Padre (cfr Bolla Misericordiae Vultus, 1), la vita monastica costituisce una via maestra per fare tale esperienza contemplativa e tradurla in testimonianza personale e comunitaria.

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Señoras y señores:

Me alegra darles la bienvenida a todos ustedes, que participan en este Primer encuentro: América en diálogo – Nuestra casa común. Agradezco a la Organización de los Estados Americanos y al Instituto del Diálogo Interreligioso de Buenos Aires sus esfuerzos para hacer realidad este evento, y así como la colaboración del Pontificio Consejo para el Diálogo Interreligioso. Sé que están trabajando conjuntamente en el proyecto de constituir un Instituto de Diálogo que abarque a todo el continente americano. Trabajar juntos es una loable iniciativa y los invito a seguir adelante para el bien no sólo de América, sino del mundo entero.

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Hemos escuchado el himno de la caridad que el apóstol Pablo escribió a la comunidad de Corinto, y que constituye una de las páginas más hermosas y más exigentes para el testimonio de nuestra fe (cf. 1 Co 13,1-13). San Pablo ha hablado muchas veces del amor y de la fe en sus escritos; sin embargo, en este texto se nos ofrece algo extraordinariamente grande y original. Él afirma que el amor, a diferencia de la fe y de la esperanza, «no pasará jamás» (v. 8): es para siempre. Esta enseñanza debe ser para nosotros una certeza inquebrantable; el amor de Dios no cesará nunca, ni en nuestra vida ni en la historia del mundo. Es un amor que permanece siempre joven, activo y dinámico, y que atrae hacia sí de un modo incomparable. Es un amor fiel que no traiciona, a pesar de nuestras contradicciones. Es un amor fecundo que genera y va más allá de nuestra pereza. En efecto, de este amor todos somos testigos. El amor de Dios nos sale al encuentro, como un río en crecida que nos arrolla pero sin aniquilarnos; más bien, es condición de vida: «Si no tengo amor, no soy nada», dice san Pablo (v. 2). Cuanto más nos dejamos involucrar por este amor, tanto más se regenera nuestra vida. Verdaderamente deberíamos decir con toda nuestra fuerza: soy amado, luego existo.

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Sono contento che l’immagine di Nostra Signora Aparecida sia nei Giardini. Nel 2013 avevo promesso di tornare quest’anno, cioè il prossimo anno: non so se sarà possibile, ma almeno La avrò più vicina, qui. Vi invito a pregare perché continui, Lei, a custodire tutto il Brasile, tutto il popolo brasiliano, in questo momento triste; che custodisca i più poveri, gli scartati, gli anziani abbandonati, i bambini di strada; che custodisca gli scartati e messi nelle mani degli sfruttatori di ogni genere; che salvi il suo popolo con la giustizia sociale e con l’amore di Gesù Cristo, suo Figlio. Chiediamo con amore, per tutto il popolo brasiliano, che Lei, Madre, benedica. E’ stata trovata dai poveri lavoratori: che oggi sia trovata da tutti, in modo speciale da quelli che hanno bisogno di lavoro, di educazione, da quelli che sono privi della dignità. PreghiamoLa insieme: Ave o Maria,…

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Gentili Signori e Signore, buongiorno!

Ho accolto con piacere l’invito della Presidenza della Società Europea di Cardiologia ad essere qui con voi, in occasione di questo Congresso mondiale che vede raccolti cardiologi da diversi Paesi. Un ringraziamento particolare al Professor Fausto Pinto per le parole di benvenuto. Nella persona del Presidente intendo ringraziare tutti voi per l’impegno scientifico di queste giornate di studio e di confronto - è tanto importante confrontarsi - ma soprattutto per la dedizione nei confronti di tanti malati. E’ una sfida confrontarsi con ogni malato.

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Queridos hermanos y hermanas:

Hoy podriamos describir este dia como “Un jesuita entre frailes”: a la mañana con ustedes y en la tarde en Asís con los franciscanos: entre frailes.

Les doy la bienvenida y agradezco el saludo que Fray Bruno Cadoré, Maestro general de la Orden, me ha dirigido en nombre propio y de todos los presentes, ya culminando el Capítulo general, en Bolonia, donde desean reavivar sus raíces junto al sepulcro del santo Fundador.

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