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Angelus-Regina Coeli

Queridos hermanos y hermanas:

Hoy, fiesta de Pentecostés, se publica mi Mensaje para la próxima Jornada Misionera Mundial, que se celebra cada año en el mes de octubre. El tema es: La misión en el corazón de la fe cristiana. El Espíritu Santo sostenga la misión de la Iglesia en el mundo entero y dé fuerza a todos los misioneros y misioneras del Evangelio. El espíritu done paz al mundo entero; sane las llagas de la guerra y del terrorismo, que también esta noche, en Londres, ha golpeado a civiles inocentes: rezamos por las víctimas y sus familiares. Os saludo a todos vosotros, peregrinos provenientes de Italia y de tantas partes del mundo, que habéis participado en esta celebración. En particular a los grupos de la Renovación Carismática Católica, que celebra el 50° aniversario de su fundación, y también a los hermanos y hermanas de otras confesiones cristianas que se unen a nuestra oración. Saludo a las Hijas de María Auxiliadora de los países latinoamericanos. Saludo y doy las gracias al coro y la orquesta de los jóvenes de Carpi, que han interpretado algunos cantos durante esta Santa Misa, en colaboración con la Capilla Sixtina. Invocamos ahora la materna intercesión de la Virgen María. Ella nos obtenga la gracia de ser fuertemente animados por el Espíritu Santo, para dar testimonio de Cristo con franqueza evangélica.
Queridos hermanos y hermanas, ¡buenos días!
Hoy, en Italia y en otros países, se celebra la Ascensión de Jesús al cielo, que sucedió cuarenta días después de la Pascua. La página evangélica (cf Mateo 28, 16-20), la que concluye con el Evangelio de Mateo, nos presenta el momento de la despedida definitiva del Resucitado de sus discípulos. La escena está ambientada en Galilea, el lugar donde Jesús les había llamado para seguirle y para formar el primer núcleo de su nueva comunidad. Ahora esos discípulos han pasado a través del “fuego” de la pasión y de la resurrección; al ver al Señor resucitado se postrarán delante, pero algunos todavía tienen dudas. A esta comunidad con miedo, Jesús deja la gran tarea de evangelizar al mundo; y concreta este encargo con la orden de enseñar y bautizar en el nombre del Padre y del Hijo y del Espíritu Santo (cf v. 19).

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Queridos hermanos y hermanas, ¡buenos días! El Evangelio de hoy (cf. Juan 14, 15-21), continuación del domingo pasado, nos lleva a ese momento conmovedor y dramático que es la Última cena de Jesús con sus discípulos. El evangelista Juan recoge de boca y del corazón del Señor sus últimas enseñanzas, antes de la pasión y de la muerte. Jesús promete a sus amigos, en ese momento triste, oscuro, que, después de Él, recibirán «otro Paráclito» (v. 16). Esta palabra significa otro “Abogado”, otro Defensor, otro Consolador: «el Espíritu de la verdad» (v. 17); y añade: «no os dejaré huérfanos: volveré a vosotros» (v. 18). Estas palabras transmiten la alegría de una nueva venida de Cristo: Él, resucitado y glorificado, vive en el Padre y, al mismo tiempo, viene a nosotros en el Espíritu Santo. Y en esta su nueva venida se revela nuestra unión con Él y con el Padre: «comprenderéis que yo estoy en mi Padre y vosotros en mí y yo en vosotros» (v. 20).

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Ieri sera sono ritornato dal pellegrinaggio a Fatima - salutiamo la Madonna di Fatima! - e la nostra preghiera mariana di oggi assume un significato particolare, carico di memoria e di profezia per chi guarda la storia con gli occhi della fede. A Fatima mi sono immerso nella preghiera del santo Popolo fedele, preghiera che là scorre da cento anni come un fiume, per implorare la protezione materna di Maria sul mondo intero. Rendo grazie al Signore che mi ha concesso di recarmi ai piedi della Vergine Madre comepellegrino di speranza e di pace. E ringrazio di cuore i Vescovi, il Vescovo di Leiria-Fatima, le Autorità dello Stato, il Presidente della Repubblica e tutti coloro che hanno offerto la loro collaborazione.

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nel Vangelo di questa domenica (cfr Gv 10,1-10), detta “la domenica del buon pastore”, Gesù si presenta con due immagini che si completano a vicenda. L’immagine del pastore e l’immagine della porta dell’ovile. Il gregge, che siamo tutti noi, ha come abitazione un ovile che serve da rifugio, dove le pecore dimorano e riposano dopo le fatiche del cammino. E l’ovile ha un recinto con una porta, dove sta un guardiano. Al gregge si avvicinano diverse persone: c’è chi entra nel recinto passando dalla porta e chi «vi sale da un’altra parte» (v. 1). Il primo è il pastore, il secondo un estraneo, che non ama le pecore, vuole entrare per altri interessi. Gesù si identifica col primo e manifesta un rapporto di familiarità con le pecore, espresso attraverso la voce, con cui le chiama e che esse riconoscono e seguono (cfr v. 3). Lui le chiama per condurle fuori, ai pascoli erbosi dove trovano buon nutrimento.

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Cari fratelli e sorelle,

non cessano di giungere drammatiche notizie circa la situazione in Venezuela e l’aggravarsi degli scontri, con numerosi morti, feriti e detenuti. Mentre mi unisco al dolore dei familiari delle vittime, per le quali assicuro preghiere di suffragio, rivolgo un accorato appello al Governo e a tutte le componenti della società venezuelana affinché venga evitata ogni ulteriore forma di violenza, siano rispettati i diritti umani e si cerchino soluzioni negoziate alla grave crisi umanitaria, sociale, politica ed economica che sta stremando la popolazione. Affidiamo alla Santissima Vergine Maria l’intenzione della pace, della riconciliazione e della democrazia in quel caro Paese. E preghiamo per tutti i Paesi che attraversano gravi difficoltà, penso in particolare in questi giorni alla Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia.

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Noi sappiamo che ogni domenica facciamo memoria della risurrezione del Signore Gesù, ma in questo periodo dopo la Pasqua la domenica si riveste di un significato ancora più illuminante. Nella tradizione della Chiesa, questa domenica, la prima dopo la Pasqua, veniva chiamata “in albis”. Cosa significa questo? L’espressione intendeva richiamare il rito che compivano quanti avevano ricevuto il battesimo nella Veglia di Pasqua. A ciascuno di loro veniva consegnata una veste bianca – “alba”, “bianca” – per indicare la nuova dignità dei figli di Dio. Ancora oggi si fa questo: ai neonati si offre una piccola veste simbolica, mentre gli adulti ne indossano una vera e propria, come abbiamo visto nella Veglia pasquale. E quella veste bianca, nel passato, veniva indossata per una settimana, fino a questa domenica, e da questo deriva il nome in albis deponendis, che significa la domenica in cui si toglie la veste bianca. E così, tolta le veste bianca, i neofiti iniziavano la loro nuova vita in Cristo e nella Chiesa.

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questo lunedì di festa, detto “Lunedì dell’Angelo”, la liturgia fa risuonare l’annuncio della Risurrezione proclamato ieri: «Cristo è risorto, alleluia!». Nell’odierno brano evangelico possiamo cogliere l’eco delle parole che l’Angelo rivolse alle donne accorse al sepolcro: «Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risuscitato dai morti”» (Mt 28,7). Sentiamo come diretto anche a noi l’invito a “fare presto” e ad “andare” ad annunciare agli uomini e alle donne del nostro tempo questo messaggio di gioia e di speranza. Di speranza certa, perché da quando, all’aurora del terzo giorno, Gesù crocifisso è risuscitato, l’ultima parola non è più della morte, ma della vita! E questa è la nostra certezza. L’ultima parola non è il sepolcro, non è la morte, è la vita! Per questo ripetiamo tanto: “Cristo è risorto”. Perché in Lui il sepolcro è stato sconfitto, è nata la vita.

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Al termine di questa celebrazione, saluto cordialmente tutti voi qui presenti, specialmente quanti hanno partecipato all’Incontro internazionale in vista dell’assemblea sinodale sui giovani, promosso dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita in collaborazione con la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. Questo saluto si estende a tutti i giovani che oggi, intorno ai loro vescovi, celebrano la Giornata della Gioventù in ogni diocesi del mondo. È un’altra tappa del grande pellegrinaggio, iniziato da san Giovanni Paolo II, che l’anno scorso ci ha radunati a Cracovia e che ci convoca a Panamá per il gennaio 2019.

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Al centro del Vangelo di questa quarta domenica di Quaresima si trovano Gesù e un uomo cieco dalla nascita (cfr Gv 9,1-41). Cristo gli restituisce la vista e opera questo miracolo con una specie di rito simbolico: prima mescola la terra alla saliva e la spalma sugli occhi del cieco; poi gli ordina di andare a lavarsi nella piscina di Siloe. Quell’uomo va, si lava, e riacquista la vista. Era un cieco dalla nascita. Con questo miracolo Gesù si manifesta e si manifesta a noi come luce del mondo; e il cieco dalla nascita rappresenta ognuno di noi, che siamo stati creati per conoscere Dio, ma a causa del peccato siamo come ciechi, abbiamo bisogno di una luce nuova; tutti abbiamo bisogno di una luce nuova: quella della fede, che Gesù ci ha donato. Infatti quel cieco del Vangelo riacquistando la vista si apre al mistero di Cristo. Gesù gli domanda: «Tu credi nel Figlio dell’uomo?» (v. 35). «E chi è, Signore, perché io creda in lui?», risponde il cieco guarito (v. 36). «Lo hai visto: è colui che parla con te» (v. 37). «Credo, Signore!» e si prostra dinanzi a Gesù.

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SALUTO DEL PAPA ALL’USCITA DAL DUOMO:

Cari fratelli e sorelle,

vi saluto e vi ringrazio per questa calorosa accoglienza qui a Milano. La nebbia se n’è andata! Le cattive lingue dicono che verrà la pioggia…Non so, io non la vedo ancora! Grazie tante per il vostro affetto, e vi chiedo per favore la vostra preghiera, di pregare per me, perché io possa servire il popolo di Dio, servire il Signore, e fare la sua volontà. E adesso vi invito a pregare insieme l’Angelus, tutti insieme.

“Angelus Domini…”